Categoria: L’idea che cercavi

Appuntamento presso la Fontana dei Fiumi in piazza Navona.

L’insolita passeggiata serale ci porta a conoscere le storie e i misteri dei fantasmi e degli spiriti inquieti che ancora oggi, secondo la leggenda, si aggirano nei vicoli di Roma. Partiremo dalla Piazza Navona, dove passa ogni notte il cocchio della celebre Madama Olimpia Maidalchini. La temuta ed avida cognata di papa Innocenzo X Pamphili si appropriò, subito dopo la morte del pontefice, di infinite ricchezze. A Campo de’Fiori parleremo di santi ed eretici e scopriremo la controversa storia di Giordano Bruno, arso vivo al centro della piazza nel 1600 vittima di ingiusta giustizia. Il tour prosegue sulle tracce di famose donne vissute a Roma: Santa Brigida di Svezia, Giulia Farnese, Vannozza Cattanei e la infelice Beatrice Cenci, decapitata per volere del papa nel 1599. La passeggiata terminerà sul ponte di Castel Sant’Angelo, luogo di esecuzioni capitali e personaggi misteriosi come il Cagliostro. Tra i fantasmi si aggira nei pressi di Ponte il più celebre boia romano Mastro Titta.

Prenotazione obbligatoria tramite e-mail a info@arttur.it, oppure per sms o whatsapp al 3356525919 (Federica) o 3397138467 (Lara).

 

 

Visite guidate alla Mostra evento riservata alla figura di Raffaello Sanzio in programma alle Scuderie del Quirinale fino alla fine di Agosto. Siamo a disposizione per visite guidate tutti i giorni su prenotazione. Vi invitiamo a prenotare ed acquistare i vostri biglietti. Saremo liete di guidarvi alla scoperta dei capolavori del maestro Urbinate. Sono consentiti piccoli gruppi di 5 persone.  Se richiesto proponiamo il tour sharing per permettervi di condividere il costo della visita guidata. Per le informazioni vi preghiamo di scrivere a info@arttur.it o di telefonare al 3356525919 (Federica) o 3397138467 (Lara) anche what’s app.

A seguire troverete alcuni nostri contributi relativi alle opere esposte nella mostra.

Ritratto di Baldassarre Castiglione

Ritratto di Giovane con pomo 

In morte di Raffaello Sanzio

Il ritratto di Giulio II

Di tutta la produzione pittorica rinascimentale, quello che prediligo di più sono i ritratti. Rimango sempre affascinata davanti Museo di Capodimonte, Napoli.ai protagonisti delle tele, ho notato che mi soffermo di più su quei visi che davanti alle opere sacre o mitologiche. Quello che mi colpisce è vedere come alcuni pittori riescano, attraverso i colori, a rendere le pose, i gesti, le fisionomie degli effigiati, restituendo allo spettatore la loro presenza fisica, il loro carattere e la loro umanità.
Molti di questi ritratti sono di personaggi illustri, che hanno fatto la storia del nostro tempo e sono fortemente legati alla città di Roma e alle sue storie quotidiane.

Volevo ripercorrere alcune delle vicende dalla famiglia Farnese attraverso quattro bellissimi ritratti di Tiziano, da sempre considerato uno dei massimi ritrattisti dell’epoca.

 

Voglio iniziare da Ranuccio Farnese (questa foto l’ho scattata io alla National Gallery di Washington lo scorso novembre).
Questo dipinto era stato prestato alle Scuderie del Quirinale quando nel 2013 ci fu la grande mostra dedicata al maestro veneziano. Con Federica avevamo organizzato delle visite e forse qualcuno di voi se lo ricorda. Quello che è subito evidente in questo caso è che si tratta di un giovane ragazzo, un adolescente, di alto rango visto il suo abbigliamento. Indossa un farsetto rosso di fattura sartoriale con una serie di ricami su cui s’infrange la luce. Sopra l’abito è posato un elegante, e forse troppo ampio per l’esile fanciullo, robone, su cui in evidenza riconosciamo la croce di Malta. Questa ci ricorda che all’età di soli 4 anni, quando il nonno diventa papa, Ranuccio viene nominato priore di San Giovanni de’ Furlani a Venezia, chiesa gestita dai cavalieri di Malta. Tiziano esegue il ritratto per conto del vescovo di Brescia, che nel luglio del 1542 aveva accompagnato Ranuccio a Venezia allo scopo di consolidare i rapporti con il patriziato locale e soprattutto quelli con l’ordine gerosolimitano; il vescovo voleva poi farne un omaggio alla madre di Ranuccio, Gerolama Orsini. La bravura di Tiziano sta tutta nel trasportare sulla tela i caratteri del giovane; i nostri occhi si soffermano su questo volto così tenero, fragile, irrequieto, è come se il dodicenne a fatica riesca a mantenere la posa richiesta dal pittore.
Ma chi era questo fanciullo così fortunato, che a soli 12 anni, indossando l’abito dei cavalieri di Malta, viene ritratto dal grande Tiziano? Abbiamo detto che Ranuccio era il nipote di un papa, Paolo III Farnese, eletto al soglio pontificio nel 1534. Questo importante pontefice della Roma Rinascimentale l’abbiamo nominato più volte durante le nostre passeggiate. Era il cardinale Alessandro Farnese e le cronache dell’epoca ci raccontano che ricevette la sua nomina cardinalizia grazie alla bellezza avvenente della sorella, che i romani chiamavano “Giulia bella”: vi ricordate di chi era l’amante? (Di Alessandro VI Borgia). E’ il papa dell’imponente palazzo, appunto Farnese, dietro Campo dei Fiori, il più grandioso edifico dell’epoca, un palazzo che noi romani purtroppo possiamo ammirare solo dall’esterno, essendo la sede dell’ambasciata di Francia, motivo per cui ci è preclusa la visita degli appartamenti che ospitano il grande capolavoro di Annibale Carracci.
Dunque Ranuccio, che era nato nel castello di Valentano – la famiglia veniva proprio dalla zona del viterbese- era il nipote di questo papa. Lo sappiamo essere il suo nipote preferito: il nonno investì tanto sulla sua educazione, e tra i suoi precettori c’era anche il famoso Giovanni della Casa. Personaggio sincero e onesto, docile e gentile, che visse all’ombra dell’altro fratello, il cardinale Alessandro, era una perla rara all’interno di questa famiglia; inoltre sembrava impossibile che il padre fosse il ripugnante Pierluigi Farnese, figlio del papa, qui nel ritratto di Tiziano
                                         

 

                                                 Museo di Capodimonte, Napoli, 1546 ca. 

Se la zia Giulia era stata considerata la dama più bella dell’epoca, lui era piuttosto brutto. Iracondo e di indole crudele, in questo ritratto, all’età di circa 43 anni, lo vediamo che indossa l’armatura; come mercenario, infatti, era stato al servizio della Repubblica di Venezia per poi passare nelle truppe di Carlo V e senza scrupoli, al fianco dei Lanzichenecchi, che nel 1527 saccheggia Roma. Fu un uomo violento e sodomita, per tutta la vita ricorse alla prepotenza e alla cattiveria senza scrupoli, godendo sempre della protezione dell’illustre genitore. Ed è questo ciò che emerge dal suo ritratto: il volto è scavato dalla febbre malarica che aveva contratto anni prima, la barba lunga, gli occhi infossati, duri e spietati, la fronte alta e l’atteggiamento di chi è abituato a comandare. Grazie al papa fu nominato duca di Parma e Piacenza, ma era odiato dai nobili e anche il popolo non aveva simpatia per quest’uomo arrogante. L’unica persona che gli rimase sempre fedelmente al fianco fu la moglie Gerolama Orsini, che i romani chiamavano “l’Orsa”. Morì violentemente così come era vissuto, fu pugnalato a morte in una congiura nella città di Piacenza. Pensate che da un personaggio così violento e dissoluto nacquero cinque figli, tra cui Ranuccio che abbiamo già visto ritratto dai pennelli di Tiziano, e il “Gran Cardinale” come veniva chiamato il fratello, Alessandro Farnese, che prese il nome dal nonno, “Gran” per distinguerlo proprio da Ranuccio dopo che anch’egli venne nominato cardinale. I Farnese, come tanti altri, stavano gettando le basi per un secondo papato.
Anche di Alessandro Farnese abbiamo un ritratto di Tiziano,

Museo di Capodimonte, Napoli

 

Il Gran Cardinale è rappresentato a più di mezzo busto, la sua figura emerge dallo sfondo con il rosso intenso della mantella, ripreso anche dal berretto a tre punte. Ė di tre quarti verso lo spettatore, lo sguardo acuto e intelligente, denota un atteggiamento distaccato, molto diverso dall’arroganza del padre. Il viso giovane- aveva venticinque anni – è quello di un uomo bello, dal fisico snello e atletico. Diventa cardinale a soli 14 anni e nel corso della sua vita ricoprirà importanti incarichi ecclesiastici; sappiamo che era ricchissimo, possedeva numerosi palazzi e terreni. La sua ambizione, come tutti i cardinali nipoti di papi, era di salire al soglio pontificio.
Era il primogenito di Pierluigi e di Gerolama Orsini, fu un colto e raffinato umanista e accolse attorno a sé una ricca corte di eruditi e intellettuali. Nelle nostre visite abbiamo già incontrato il cardinale Farnese, quando con Federica siamo andati, con un permesso speciale, a visitare il palazzo della Cancelleria. Ė lui che ha commissionato a Giorgio Vasari la Sala dei Cento Giorni; nel 1535 viene nominato cancelliere, e tra le sue proprietà c’è anche questo splendido palazzo. Il suo nome è legato a un altro grandioso palazzo, fuori Roma, a Caprarola. (Ultimamente il palazzo è stato restaurato, prima o poi potremo organizzare una visita anche lì). In realtà la costruzione era stata iniziata da Paolo III come fortezza e l’architetto Sangallo l’aveva progettato a forma di pentagono. Il cardinale Alessandro la fa ristrutturare in una sfarzosa villa con giardino terrazzato. Il gran Cardinale morì nel palazzo della Cancelleria nel 1589 all’età di 69 anni, senza aver mai soddisfatto la sua ambizione di diventare papa. Le sue spoglie, insieme a quelle del fratello Ranuccio e del padre, si trovano in una delle chiese sulla piccola isola Bisentina nel suggestivo lago di Bolsena. Aggiungo anche che l’isola, privata, è stata per un lungo periodo chiusa al pubblico e ora sembrerebbe che i nuovi proprietari siano intenzionati a farla visitare.

 

        Ritratto di Paolo III con i nipoti, Museo di Capodimonte, Napoli.

Ė straordinario come Tiziano sia riuscito in questo ritratto di famiglia a rappresentare uno spaccato della corte pontificia, fondata su servitù e intrighi, poteri e ricatti. Al centro si vede il vecchio papa, in là con gli anni, molto diverso dall’uomo con lo sguardo fermo ritratto sempre da Tiziano pochi anni prima.                                                 Il papa è seduto al centro, la sua è una figura appesantita non solo dagli anni ma anche dalla veste foderata di pelliccia maculata, come si evince da una manica. Al suo fianco i due nipoti: il Cardinale Alessandro, in piedi, guarda fiero verso di noi, sulla destra Ottavio suo fratello. Quest’ultimo sembra appena comparso nella stanza, il pontefice si gira verso di lui, è fasciato nella calzamaglia, fa un inchino ossequioso e reverenziale, di chi è ben consapevole delle regole gerarchiche di corte a cui è costretto a sottomettersi, almeno nelle apparenze, alle quali è però pronto a ribellarsi.

Paolo III divenne pontefice all’età di 66 anni; si racconta che poco prima del conclave si facesse vedere malato per indurre il collegio cardinalizio alla sua nomina: anche gli ambasciatori pensarono che sarebbe durato molto poco, invece il suo fu un pontificato lungo, ben quindici anni.
Nato anche lui nel castello di Valentano, Ottavio, che posa insieme al nonno, era il quinto nipote, anch’egli figlio di quel famigerato Pierluigi. Sarà costretto a sposare Margherita d’Austria, figlia naturale dell’imperatore Carlo V. Le loro nozze, nel 1538, saranno celebrate nella Cappella Sistina: pensate che Margherita aveva 16 anni e Ottavio solo 14 e per lei si trattava addirittura del secondo matrimonio, in quanto a 12 anni era già andata in sposa al duca Alessandro de’ Medici, che venne poi assassinato dal cugino. Quindi Margherita così piccola si ritrova presto pure vedova. Da Alessandro de’ Medici aveva avuto in eredità il palazzo a Roma dove abitò per un certo periodo; oggi lo conosciamo bene perché è la sede del Senato della Repubblica Italiana e il nome Palazzo “Madama” viene proprio dal soprannome che i romani diedero alla fanciulla. Anche se così giovane, Margherita si era ben ambientata nella ricca corte fiorentina e questo suo secondo marito, imposto sempre da convenzioni sociali e politiche, non era all’altezza delle sue aspettative. I Farnese ai suoi occhi non splendevano come i Medici e per tutta la vita disprezzò quel marito che vedeva rozzo e goffo. Da lui ebbe due gemelli, e questo rinsaldò ancora di più almeno al momento il legame tra i Farnese e l’imperatore.

 

Per maggiori approfondimenti rimando al bel libro di Francesca Giurleo “La Famiglia Farnese. Il Ducato di Castro tra storia e leggenda (1537-1649)”, edizioni Archeoares

Oggi vorrei salire sul colle  Palatino. Mi lascio trasportare dall’evocazione della leggenda. Lassù i resti del primo villaggio. Difficile per l’occhio distratto riconoscere i resti delle famose capanne. Istintivamente cerchiamo con gli occhi qualcosa di tangibile. Invece non c’è niente di simile ai resti di un edificio. Erano capanne. Sono rimasti solo buchi di palo e solchi. È divertente raccontare ai bambini come è fatta una capanna, e l’importanza di quella canaletta…come fosse una tenda da montare in un campeggio. E però quelle tracce di vita così antiche ci disorientano. E poi la leggenda. È così radicata alle volte la leggenda nella nostra memoria, nelle nostre sensazioni, che non riusciamo quasi a prescindere da essa. Qui la leggenda diventa storia e la storia leggenda. Districarsi è complicato e forse non voglio farlo. Il mio Romolo ha un volto, quello che ha immaginato il Cavalier d’Arpino nella sala degli Orazi e Curiazi nel Palazzo del Conservatori. Mi viene in mente quel giovanotto alle prese col solco e l’aratro.

E poi mi piace immaginare la vista dal Palatino. Cosa vedeva Romolo affacciandosi dalla sua capanna? Il fiume, l’isola. Niente altro.

Mi sono sentita soddisfatta quando ho pensato che si! Ma certo! L’isola. C’è anche al centro di Parigi o di Berlino. È una specie di ritornello. Ma non è scontato. Aver letto mille volte la storia di Roma, non vale la vista da qui. Da qui non si studia. Da qui si capisce la storia. Ci si sta dentro. Chiunque avesse costruito per primo un villaggio qui sarebbe stato “Romolo”, fondatore di qualcosa di grande.

Dire ai turisti assetati di storie che Romolo è un personaggio della leggenda è sempre imbarazzante. Mi guardano come pensando che allora i libri, la scuola, i professori…ma perché ce lo fanno studiare? A volta presi dallo sconforto alcuni ingenuamente chiedono “ma almeno i sette colli sono veri?”
Allora è meglio comunque parlare di “un fondatore” così la delusione è minore. Ma se per noi Romolo è ancora così importante e carico di significati, cosa doveva essere per i romani? Per Augusto, princeps, fondatore di una nuova Roma e di una nuova età dell’oro, Romolo era un personaggio, un’ idea dalla quale non si poteva prescindere. E allora li, vicino a quelle capanne, lui, il primo imperatore romano, fece costruire la propria casa. In un gioco di simboli e richiami alle origini e tradizioni che saranno la fortuna dell’età augustea.

Oggi dalle terrazze del Palatino il fiume non si vede più, nascosto dagli edifici e dai platani e dal Lungotevere. Ma si gode nel vero senso del termine di una splendida vista.

Bisogna salire attraverso il Ninfeo Farnesiano, passare nel labirinto di siepi del giardino all’italiana, accanto alla tomba a forma di ara di Giacomo Boni, il primo archeologo a scavare qui. E poi ha inizio lo spettacolo di Roma da ogni parte. Un’esperienza da non perdere. Dove perdersi. La sensazione di essere appesi alla storia, alla grandezza, forse semplicemente l’appagante sensazione di capire il concetto di caput mundi!

Federica Carpinelli

Ritratto di Bindo Altoviti di Raffaello

Volevo raccontarvi di questo dipinto che mi è capitato un po’ per caso di vedere alla National Gallery di Washington lo scorso Dicembre. Appena entrata nel museo sono andata a cercare la famosa Madonna d’Alba di Raffaello, che è in mostra alle Scuderie del Quirinale. Nella sezione dedicata alle opere italiane, il Museo è enorme e si affaccia su un lunghissimo rettilineo chiamato The National Mall, sono poi rimasta affascinata da questo ritratto che non conoscevo. Ho fatto un po’ di ricerche, in realtà non c’è molto, e ho messo insieme queste notizie più una mia descrizione dell’opera.
Ho scoperto che questo bellissimo ritratto, a mio avviso di eccezionale qualità pittorica, non riconosciuto da tutti gli studiosi come opera di Raffaello, viene citato nelle Vite del Vasari che dice questo “ a Bindo Altoviti fece il ritratto suo quand’era giovane”. Mi ha colpito il nome Bindo Altoviti e ho scoperto che era, all’epoca, un giovane banchiere esponente di una ricca e prestigiosa famiglia di banchieri fiorentini in esilio a Roma per la loro opposizione ai Medici. A quanto pare Bindo Altoviti fu una figura di spicco tra i mecenati del Rinascimento, era un uomo d’affari colto e raffinato e fu amico di numerosi artisti, tra cui Raffaello a cui commissiona la Madonna dell’Impannata, anche questa è stata portata in mostra alle Scuderie del Quirinale. Molto probabilmente i due si conoscono a Roma, quando Raffaello era all’apice della sua carriera, e il banchiere, facendo un rapido calcolo, doveva avere circa 21/25 anni.
Raffaello lo ritrae di spalle con la testa girata e lo sguardo puntato verso lo spettatore, indossa un’elegante mantello blu aperto sulle maniche, con una scollatura sulla schiena che lascia intravedere un bordo di una camicia candida e la pelle rosata. In testa ha un berretto nero, che non nasconde la fronte, alta e luminosa, da cui scende una lunga chioma bionda che all’altezza del collo si divide in due ciocche, dando un aspetto sensuale alla figura. Il volto emerge dall’ombra dello sfondo e mette in evidenza le labbra carnose del giovane e una parte della guancia su cui il pennello di Raffaello evidenzia un accenno di basette e di peluria all’angolo del labbro sinistro.
Ho poi scoperto che Bindo Altoviti muore a Roma nel 1557 e abitava in un palazzo, da lui fatto costruire, lungo il Tevere all’altezza di Ponte S. Angelo. Purtroppo la sua residenza andò completamente distrutta durante la costruzione degli argini del fiume. Di tutto l’immobile si salvò solo la loggia del pianterreno, decorata con stucchi e dipinti dal Vasari, ed è stata ricomposta a Palazzo Venezia. Mi ricordo infatti che con Federica, durante uno dei nostri sopralluoghi, avevamo visto questo particolare ambiente ricostruito in una sala del museo e avevamo letto il nome del committente Altoviti, dopo queste ricerche sono contenta di poterlo associare a questo bellissimo ritratto.

 

 

 

 

 

Ritratto di Giulio II della Rovere

In questo dipinto, conservato alla National Gallery di Londra, Raffaello rappresenta il cardinale Giuliano della Rovere eletto papa la notte del 31 Ottobre del 1503.
E’ stato soprannominato il papa guerriero per aver condotto personalmente le sue truppe contro quei nemici che infestavano i territori della chiesa, ma è anche stato uno dei più grandi intenditori d’arte tra i papi del uso tempo. Sarà lui ad affidare la decorazione della volta della cappella Sistina a Michelangelo e a coinvolgere Raffaello nella decorazione delle sue stanze.
Qui Raffaello lo ritrae quasi settantenne seduto sulla sedia camerale dall’alto schienale che termina in due ghiande d’oro, simbolo araldico della famiglia della Rovere. Questa immagine così iconica è considerata il primo ritratto di stato, prototipo per tutti i ritratti successivi dei papi.
Sappiamo che questo dipinto viene esposto nella chiesa di Santa Maria del Popolo dopo la morte del papa nel 1513 per circa otto giorni e nelle grandi occasioni liturgiche. Questa pubblica esposizione richiamò un grande pubblico e destò curiosità tra la folla, furono più quelli che videro la versione di Raffaello che il papa da vicino.
In questo ritratto Raffaello sembra correggere l’aspetto temibile del pontefice, non è più il monarca bellicoso ma un uomo anziano, fragile e umano, con lo sguardo perso nel vuoto, in un momento di introspettiva meditazione. Alle sue spalle lo sfondo vede di una tenda con le insegne delle chiavi, possiamo immaginare che si tratti dell’anticamera impreziosita di tappeti nella quale riceveva i visitatori. Forse è stato lo stesso papa, dopo le numerose sconfitte sul campo, a voler dare una nuova immagine di se, in un momento difficile del suo pontificato.
Ma questo ritratto non lo rappresenta sconfitto e umiliato, le mani ben curate, adornate di anelli, sono ancora energiche, stringono un fazzoletto bianco. La bocca è serrata, le guance cadenti per l’età denotano ancora un volto bello e regolare, lo sguardo, con gli occhi infossati, è rivolto verso il basso, perso nel vuoto come acceso da una luce interiore, in un momento di introspettiva meditazione. Il volto è incorniciato dalla barba grigio dorata che forma una corona di luce intorno al viso. E’ la famosa barba che secondo le cronache dell’epoca lo faceva somigliare ad un orso che si era fatto crescere per penitenza fino a quando non avesse cacciato i francesi dall’Italia.
La gamma cromatica è giocata sui rossi, dal camauro alla mozzetta, fino ai fili dorati dei pennacchi della barba e dei pomelli della sedia, la veste bianca plissettata si alterna ai rossi.
Questo dipinto si inserisce nella fase veneta di Raffaello.

 

 

In occasione delle celebrazioni per il Cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio (Urbino 1483-Roma 1520) proponiamo un itinerario celebrativo alla scoperta delle grandi opere che il grande artista del Rinascimento ha lasciato nella nostra città. L’itinerario si snoda in una giornata intera.
La Villa della Farnesina: una delle più nobili e armoniose realizzazioni del Rinascimento italiano. Nei sobri progetti concepiti dall’architetto Baldassarre Peruzzi si inserisce il ricco programma decorativo degli interni realizzato da sommi maestri come Raffaello, Sebastiano del Piombo, Sodoma, Peruzzi. (Ingresso a pagamento).
Passeggiata “sulle orme di Raffaello”: l’itinerario ha inizio da Piazza del Popolo, dove, nella Chiesa di Santa Maria del Popolo, visiteremo la Cappella Chigi, progettata da Raffaello . Del grande artista sono anche i disegni preparatori per lo splendido mosaico della cupola. Si prosegue per raggiungere la Chiesa di Sant’Agostino in Campo Marzio dove si può ammirare lo splendido affresco del Profeta Isaia di Raffaello, realizzato negli stessi anni in cui Michelangelo lavorava alla Cappella Sistina in Vaticano. l’itinerario comprende anche la Chiesa di Santa Maria della Pace dove si trova la splendida opera di Raffaello rappresentante Sibille ed Angeli per terminare al Pantheon, luogo in cui in grande artista riposa. (Non sono previsti ingressi a pagamento)

Grazie alla possibilità di viaggiare velocemente e comodamente oggi possiamo pensare di visitare una città anche dalla mattina alla sera. Ecco la nostra proposta per visitare Roma arrivando al mattino alla Stazione Termini e ripartendo la sera dalla stessa stazione. Una guida di Art.Tur vi verrà  a prendere alla Stazione e  vi accompagnerà a conoscere la nostra meravigliosa città con occhi nuovi.

Appuntamento presso la stazione Termini. Proseguimento a piedi. Visita della splendida Piazza della Repubblica, con la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri progettata da Michelangelo tra i resti delle Terme dell’Imperatore Diocleziano.  Qui si trova la famosa linea clementina, una meridiana fatta realizzare dal papa Clemente XI. Si prosegue a piedi e si raggiunge la celebre Santa Maria della Vittoria. All’interno la incredibile Estasi di Santa Teresa del Bernini, giudicata dallo stesso artista la “men peggiore” delle sue opere. Da qui si raggiunge Piazza Barberini, decorata dalla Fontana del Tritone del Bernini. Sulla piazza affaccia il celebre palazzo secentesco della famiglia Barberini, progettato da Bernini e Borromini.  Dopo aver ammirato la facciata del palazzo e le splendide scale progettate dei più grandi artisti del Seicento ci concediamo una piccola pausa  a Fontana di Trevi. Si prosegue la passeggiata raggiungendo la Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola celebre per la stupefacente falsa cupola del padre gesuita Andrea Pozzo e le splendide decorazioni barocche, quindi si visita il Pantheon. Al termine della passeggiata ci troveremo a Piazza Navona per la pausa

Pranzo in una delle pizzerie o in uno dei caratteristici locali della zona.

Nel pomeriggio la passeggiata prosegue verso Largo Argentina, luogo in cui il 15 marzo del 44 a.C. fu ucciso Giulio Cesare e dove ancora oggi si ammirano alcuni tra i resti più antichi della città di Roma. Da qui saliamo sul colle Capitolino, per visitare la celebre piazza progettata da Michelangelo nel 1538 per incarico del papa Paolo III Farnese. Suggestivo l’affaccio dal Campidoglio sulla valle del Foro Romano. Con una passeggiata lungo la via dei Fori Imperiali raggiungiamo la valle del Colosseo, dove oltre al celebre Anfiteatro si trovano i resti del Tempio di Venere e Roma, e il meraviglioso Arco di trionfo dell’Imperatore Costantino. Saliremo infine sul Colle Oppio per raggiungere la chiesa di San Pietro in Vincoli dove si trova il Mosè di Michelangelo. Infine si rientra alla Stazione Termini.

La passeggiata ha una durata di massimo 6 ore (3 al mattino e 3 al pomeriggio). Non sono previsti ingressi a pagamento né l’utilizzo di mezzi di trasporto. Naturalmente può essere modificata e si può prevedere se necessario l’uso di taxi per qualche tratto.

Il tour è fattibile sia con clienti individuali che con piccoli gruppi fino a 20/25 persone. Per informazioni info@arttur.it

Un nuovo itinerario per lasciarci coinvolgere letteralmente “in tutti i sensi”. Lasciatevi incuriosire: vi proponiamo la visita a Il quartiere multietnico di Roma: Esquilino e il Nuovo Mercato Esquilino. L’itinerario ha inizio in piazza Vittorio Emanuele II, presso la Chiesa di Sant’Eusebio dove si può ammirare la volta della navata maggiore affrescata dal pittore neoclassico Anton Raphael Mengs, riaperta nel giugno 2019 dopo lunghi lavori di restauro. La passeggiata prosegue tra le vie del primo quartiere di Roma Capitale. La grande piazza porticata nasce subito dopo l’Unità d’Italia e riflette lo stile “piemontese” del Re e della classe dirigente che si trasferì a Roma alla fine dell’Ottocento. Oggi questa è il fulcro intorno al quale vivono le dinamiche realtà multietniche romane:

cinesi, pakistane, nordafricane. Qui troviamo erboristerie e negozi cinesi dove sono esposti introvabili tè e tisane, un tempio buddista, un arco romano dedicato all’imperatore Gallieno nel III secolo d.C, resti delle antichissime Mura Serviane del IV secolo a.C., negozi di stoffe e tessuti pakistani. La visita termina nel coloratissimo Nuovo Mercato Esquilino dove potremo conoscere infinite varietà di riso, frutti esotici, spezie profumate e scoprire usanze culinarie dei più lontani paesi. Una esperienza diversa per conoscere un volto nascosto della città.