Categoria: L’idea che cercavi

Per proseguire con voi i nostri appuntamenti del venerdi vi proponiamo una passeggiata nel cuore di Roma a partire dall’Isola Tiberina e attraverso il Ghetto ebraico.
Scopriremo i ponti più antichi di Roma e ancora in uso, la storia del serpente sacro al dio Esculapio, la torre della Pulzella e le vicende della confraternita dei Sacconi Rossi di San Bartolomeo all’Isola. Attraversato il fiume ci troveremo nel cuore dell’antico Ghetto ebraico di Roma, istituito da Paolo IV Carafa nel 1555 con la celebre bolla. La storia, la vita, le tradizioni, le trasformazioni e la continuità della più antica comunità ebraica in Europa. Visiteremo l’antica piazza Giudea, via delle Cinque Scole, vicoli angusti e resti monumentali dell’antica Roma fino al tramonto!
Appuntamento Venerdì 2 ottobre 2020 alle ore 18.30 sull‘Isola Tiberina davanti alla Chiesa di San Bartolomeo all’Isola. Costo della visita euro 8 compreso l’auricolare; euro 3 per ragazzi fino a 18 anni; euro 1,50 per bambini fino a 6 anni. Non sono previsti ingressi a pagamento.  Prenotazione obbligatoria a info@arttur.it oppure con sms o whatsapp a 3356525919 (Federica) o 3397138467 (Lara)

 

 

 

 

Domenica 4 ottobre alle ore 17 appuntamento davanti alla chiesa di San Policarpo (via Lemonia) fermata metro linea A “Giulio Agricola”. Un itinerario nel verde per scoprire insieme una delle più grandi opere dell’antica Roma. Nel cosiddetto “Campo Barbarico“, dove si accampo’ il re dei Goti Vitige durante la guerra greco- gotica, si conservano i resti di numerosi acquedotti romani: l’Aqua Claudia con l’Anio Novus, l’Aqua Marcia, con la Tepula e la Julia, l’acquedotto Felice… Tra i resti di una Villa Romana e della sua cisterna, torri di avvistamento e casali medievali approfondiremo la conoscenza di una delle più grandi meraviglie  del mondo romano affacciati sullo splendido panorama dei monti albani.

Prenotazione obbligatoria a info@arttur.it o a 3356525919 (Federica) o 3397138467 (Lara). Costo della visita guidata euro 8 (comprensivo di auricolare). Euro 3 per ragazzi fino a 14 anni; euro 1,50 per bambini fino a 6 anni.

Un’occasione veramente unica di godere della bellezza e della preziosità delle raccolte vaticane senza il sovraffollamento caratteristico degli ultimi anni.  In attesa che il turismo torni ai suoi consueti standard, vi invitiamo ad approfittare della insolita circostanza. Visiteremo la collezione di arte antica nel Museo Pio Clementino, le Gallerie delle Carte Geografiche, degli Arazzi, le Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina. Inoltre, dopo ben 5 anni di restauri potremo ammirare di nuovo la Sala di Costantino con i celebri affreschi di Giulio Romano, che raccontano la storia del primo imperatore cristiano. Durante i recenti lavori  è stata definita l’attribuzione a Raffaello delle due splendide personificazioni della Comitas e Iustitia. In occasione del cinquecentenario della morte di Raffaello è stata anche nuovamente allestita la sala dedicata alle opere dell’urbinate. La Trasfigurazione, la Pala Oddi e la Madonna di Foligno, oltre agli splendidi Arazzi tessuti nelle Fiandre nella bottega diu Peter Van Aelst per il Papa Leone X Medici, sono visibili in una nuova luce e collocazione.

Il costo del biglietto, (eccezionalmente senza il costo aggiuntivo della prenotazione) è di euro 17 e naturalmente è comprensivo dell’ingresso alla Cappella Sistina. Per ragazzi fino a 18 anni il biglietto ridotto è di euro 8. Gratuito fino a 6 anni.

Il biglietto va acquistato esclusivamente on line da parte vostra sul sito ufficiale dei Musei Vaticani al seguente link:

https://tickets.museivaticani.va/home/calendar/visit/Biglietti-Musei;  dovrete selezionare la data 17 settembre, l’orario 16.30 e il numero di biglietti per persone adulte o ragazzi che intendete acquistare.

Il costo della visita guidata è di euro 10 compreso l’auricolare. Per i ragazzi fino a 14 anni il costo della visita guidata è di euro 8 compreso l’auricolare. Prenotazione obbligatoria a info@arttur.it o con messaggi a 3356525919 (Federica) o al 3397138467 (Lara)

 

Venerdi 11 settembre riprendiamo i nostri appuntamenti proponendovi una visita-evento serale per ripercorrere insieme le storie, le cronache, i personaggi, i misteri che hanno visto il centro storico di Roma protagonista nel tempo. Da Giulio Cesare ad Aldo Moro, dalla Roma secentesca di Caravaggio alle più recenti vicende di cronaca nera che hanno turbato la città, il tour ci darà l’occasione di scoprire anche il lato nascosto dei luoghi più celebri di Roma. Appuntamento alle ore 20.30 in Largo Argentina, presso la Torre medievale. Visita adatta a tutti. Durata della visita circa 2 ore. Il termine della visita sarà presso piazza Navona/Lungotevere Marzio. Costo della visita euro 8 compreso l’auricolare; euro 3 per ragazzi fino a 18 anni; euro 1,50 per bambini fino a 6 anni. Non sono previsti ingressi a pagamento. Prenotazione obbligatoria entro il giorno mercoledi 9 settembre a info@arttur.it oppure con sms o what’s app a 3356525919 (Federica) o 3397138467 (Lara);

Appuntamento presso la Fontana dei Fiumi in piazza Navona.

L’insolita passeggiata serale ci porta a conoscere le storie e i misteri dei fantasmi e degli spiriti inquieti che ancora oggi, secondo la leggenda, si aggirano nei vicoli di Roma. Partiremo dalla Piazza Navona, dove passa ogni notte il cocchio della celebre Madama Olimpia Maidalchini. La temuta ed avida cognata di papa Innocenzo X Pamphili si appropriò, subito dopo la morte del pontefice, di infinite ricchezze. A Campo de’Fiori parleremo di santi ed eretici e scopriremo la controversa storia di Giordano Bruno, arso vivo al centro della piazza nel 1600 vittima di ingiusta giustizia. Il tour prosegue sulle tracce di famose donne vissute a Roma: Santa Brigida di Svezia, Giulia Farnese, Vannozza Cattanei e la infelice Beatrice Cenci, decapitata per volere del papa nel 1599. La passeggiata terminerà sul ponte di Castel Sant’Angelo, luogo di esecuzioni capitali e personaggi misteriosi come il Cagliostro. Tra i fantasmi si aggira nei pressi di Ponte il più celebre boia romano Mastro Titta.

Prenotazione obbligatoria tramite e-mail a info@arttur.it, oppure per sms o whatsapp al 3356525919 (Federica) o 3397138467 (Lara).

 

 

Visite guidate alla Mostra evento riservata alla figura di Raffaello Sanzio in programma alle Scuderie del Quirinale fino alla fine di Agosto. Siamo a disposizione per visite guidate tutti i giorni su prenotazione. Vi invitiamo a prenotare ed acquistare i vostri biglietti. Saremo liete di guidarvi alla scoperta dei capolavori del maestro Urbinate. Sono consentiti piccoli gruppi di 5 persone.  Se richiesto proponiamo il tour sharing per permettervi di condividere il costo della visita guidata. Per le informazioni vi preghiamo di scrivere a info@arttur.it o di telefonare al 3356525919 (Federica) o 3397138467 (Lara) anche what’s app.

A seguire troverete alcuni nostri contributi relativi alle opere esposte nella mostra.

Ritratto di Baldassarre Castiglione

Ritratto di Giovane con pomo 

In morte di Raffaello Sanzio

Il ritratto di Giulio II

Di tutta la produzione pittorica rinascimentale, quello che prediligo di più sono i ritratti. Rimango sempre affascinata davanti Museo di Capodimonte, Napoli.ai protagonisti delle tele, ho notato che mi soffermo di più su quei visi che davanti alle opere sacre o mitologiche. Quello che mi colpisce è vedere come alcuni pittori riescano, attraverso i colori, a rendere le pose, i gesti, le fisionomie degli effigiati, restituendo allo spettatore la loro presenza fisica, il loro carattere e la loro umanità.
Molti di questi ritratti sono di personaggi illustri, che hanno fatto la storia del nostro tempo e sono fortemente legati alla città di Roma e alle sue storie quotidiane.

Volevo ripercorrere alcune delle vicende dalla famiglia Farnese attraverso quattro bellissimi ritratti di Tiziano, da sempre considerato uno dei massimi ritrattisti dell’epoca.

 

Voglio iniziare da Ranuccio Farnese (questa foto l’ho scattata io alla National Gallery di Washington lo scorso novembre).
Questo dipinto era stato prestato alle Scuderie del Quirinale quando nel 2013 ci fu la grande mostra dedicata al maestro veneziano. Con Federica avevamo organizzato delle visite e forse qualcuno di voi se lo ricorda. Quello che è subito evidente in questo caso è che si tratta di un giovane ragazzo, un adolescente, di alto rango visto il suo abbigliamento. Indossa un farsetto rosso di fattura sartoriale con una serie di ricami su cui s’infrange la luce. Sopra l’abito è posato un elegante, e forse troppo ampio per l’esile fanciullo, robone, su cui in evidenza riconosciamo la croce di Malta. Questa ci ricorda che all’età di soli 4 anni, quando il nonno diventa papa, Ranuccio viene nominato priore di San Giovanni de’ Furlani a Venezia, chiesa gestita dai cavalieri di Malta. Tiziano esegue il ritratto per conto del vescovo di Brescia, che nel luglio del 1542 aveva accompagnato Ranuccio a Venezia allo scopo di consolidare i rapporti con il patriziato locale e soprattutto quelli con l’ordine gerosolimitano; il vescovo voleva poi farne un omaggio alla madre di Ranuccio, Gerolama Orsini. La bravura di Tiziano sta tutta nel trasportare sulla tela i caratteri del giovane; i nostri occhi si soffermano su questo volto così tenero, fragile, irrequieto, è come se il dodicenne a fatica riesca a mantenere la posa richiesta dal pittore.
Ma chi era questo fanciullo così fortunato, che a soli 12 anni, indossando l’abito dei cavalieri di Malta, viene ritratto dal grande Tiziano? Abbiamo detto che Ranuccio era il nipote di un papa, Paolo III Farnese, eletto al soglio pontificio nel 1534. Questo importante pontefice della Roma Rinascimentale l’abbiamo nominato più volte durante le nostre passeggiate. Era il cardinale Alessandro Farnese e le cronache dell’epoca ci raccontano che ricevette la sua nomina cardinalizia grazie alla bellezza avvenente della sorella, che i romani chiamavano “Giulia bella”: vi ricordate di chi era l’amante? (Di Alessandro VI Borgia). E’ il papa dell’imponente palazzo, appunto Farnese, dietro Campo dei Fiori, il più grandioso edifico dell’epoca, un palazzo che noi romani purtroppo possiamo ammirare solo dall’esterno, essendo la sede dell’ambasciata di Francia, motivo per cui ci è preclusa la visita degli appartamenti che ospitano il grande capolavoro di Annibale Carracci.
Dunque Ranuccio, che era nato nel castello di Valentano – la famiglia veniva proprio dalla zona del viterbese- era il nipote di questo papa. Lo sappiamo essere il suo nipote preferito: il nonno investì tanto sulla sua educazione, e tra i suoi precettori c’era anche il famoso Giovanni della Casa. Personaggio sincero e onesto, docile e gentile, che visse all’ombra dell’altro fratello, il cardinale Alessandro, era una perla rara all’interno di questa famiglia; inoltre sembrava impossibile che il padre fosse il ripugnante Pierluigi Farnese, figlio del papa, qui nel ritratto di Tiziano
                                         

 

                                                 Museo di Capodimonte, Napoli, 1546 ca. 

Se la zia Giulia era stata considerata la dama più bella dell’epoca, lui era piuttosto brutto. Iracondo e di indole crudele, in questo ritratto, all’età di circa 43 anni, lo vediamo che indossa l’armatura; come mercenario, infatti, era stato al servizio della Repubblica di Venezia per poi passare nelle truppe di Carlo V e senza scrupoli, al fianco dei Lanzichenecchi, che nel 1527 saccheggia Roma. Fu un uomo violento e sodomita, per tutta la vita ricorse alla prepotenza e alla cattiveria senza scrupoli, godendo sempre della protezione dell’illustre genitore. Ed è questo ciò che emerge dal suo ritratto: il volto è scavato dalla febbre malarica che aveva contratto anni prima, la barba lunga, gli occhi infossati, duri e spietati, la fronte alta e l’atteggiamento di chi è abituato a comandare. Grazie al papa fu nominato duca di Parma e Piacenza, ma era odiato dai nobili e anche il popolo non aveva simpatia per quest’uomo arrogante. L’unica persona che gli rimase sempre fedelmente al fianco fu la moglie Gerolama Orsini, che i romani chiamavano “l’Orsa”. Morì violentemente così come era vissuto, fu pugnalato a morte in una congiura nella città di Piacenza. Pensate che da un personaggio così violento e dissoluto nacquero cinque figli, tra cui Ranuccio che abbiamo già visto ritratto dai pennelli di Tiziano, e il “Gran Cardinale” come veniva chiamato il fratello, Alessandro Farnese, che prese il nome dal nonno, “Gran” per distinguerlo proprio da Ranuccio dopo che anch’egli venne nominato cardinale. I Farnese, come tanti altri, stavano gettando le basi per un secondo papato.
Anche di Alessandro Farnese abbiamo un ritratto di Tiziano,

Museo di Capodimonte, Napoli

 

Il Gran Cardinale è rappresentato a più di mezzo busto, la sua figura emerge dallo sfondo con il rosso intenso della mantella, ripreso anche dal berretto a tre punte. Ė di tre quarti verso lo spettatore, lo sguardo acuto e intelligente, denota un atteggiamento distaccato, molto diverso dall’arroganza del padre. Il viso giovane- aveva venticinque anni – è quello di un uomo bello, dal fisico snello e atletico. Diventa cardinale a soli 14 anni e nel corso della sua vita ricoprirà importanti incarichi ecclesiastici; sappiamo che era ricchissimo, possedeva numerosi palazzi e terreni. La sua ambizione, come tutti i cardinali nipoti di papi, era di salire al soglio pontificio.
Era il primogenito di Pierluigi e di Gerolama Orsini, fu un colto e raffinato umanista e accolse attorno a sé una ricca corte di eruditi e intellettuali. Nelle nostre visite abbiamo già incontrato il cardinale Farnese, quando con Federica siamo andati, con un permesso speciale, a visitare il palazzo della Cancelleria. Ė lui che ha commissionato a Giorgio Vasari la Sala dei Cento Giorni; nel 1535 viene nominato cancelliere, e tra le sue proprietà c’è anche questo splendido palazzo. Il suo nome è legato a un altro grandioso palazzo, fuori Roma, a Caprarola. (Ultimamente il palazzo è stato restaurato, prima o poi potremo organizzare una visita anche lì). In realtà la costruzione era stata iniziata da Paolo III come fortezza e l’architetto Sangallo l’aveva progettato a forma di pentagono. Il cardinale Alessandro la fa ristrutturare in una sfarzosa villa con giardino terrazzato. Il gran Cardinale morì nel palazzo della Cancelleria nel 1589 all’età di 69 anni, senza aver mai soddisfatto la sua ambizione di diventare papa. Le sue spoglie, insieme a quelle del fratello Ranuccio e del padre, si trovano in una delle chiese sulla piccola isola Bisentina nel suggestivo lago di Bolsena. Aggiungo anche che l’isola, privata, è stata per un lungo periodo chiusa al pubblico e ora sembrerebbe che i nuovi proprietari siano intenzionati a farla visitare.

 

        Ritratto di Paolo III con i nipoti, Museo di Capodimonte, Napoli.

Ė straordinario come Tiziano sia riuscito in questo ritratto di famiglia a rappresentare uno spaccato della corte pontificia, fondata su servitù e intrighi, poteri e ricatti. Al centro si vede il vecchio papa, in là con gli anni, molto diverso dall’uomo con lo sguardo fermo ritratto sempre da Tiziano pochi anni prima.                                                 Il papa è seduto al centro, la sua è una figura appesantita non solo dagli anni ma anche dalla veste foderata di pelliccia maculata, come si evince da una manica. Al suo fianco i due nipoti: il Cardinale Alessandro, in piedi, guarda fiero verso di noi, sulla destra Ottavio suo fratello. Quest’ultimo sembra appena comparso nella stanza, il pontefice si gira verso di lui, è fasciato nella calzamaglia, fa un inchino ossequioso e reverenziale, di chi è ben consapevole delle regole gerarchiche di corte a cui è costretto a sottomettersi, almeno nelle apparenze, alle quali è però pronto a ribellarsi.

Paolo III divenne pontefice all’età di 66 anni; si racconta che poco prima del conclave si facesse vedere malato per indurre il collegio cardinalizio alla sua nomina: anche gli ambasciatori pensarono che sarebbe durato molto poco, invece il suo fu un pontificato lungo, ben quindici anni.
Nato anche lui nel castello di Valentano, Ottavio, che posa insieme al nonno, era il quinto nipote, anch’egli figlio di quel famigerato Pierluigi. Sarà costretto a sposare Margherita d’Austria, figlia naturale dell’imperatore Carlo V. Le loro nozze, nel 1538, saranno celebrate nella Cappella Sistina: pensate che Margherita aveva 16 anni e Ottavio solo 14 e per lei si trattava addirittura del secondo matrimonio, in quanto a 12 anni era già andata in sposa al duca Alessandro de’ Medici, che venne poi assassinato dal cugino. Quindi Margherita così piccola si ritrova presto pure vedova. Da Alessandro de’ Medici aveva avuto in eredità il palazzo a Roma dove abitò per un certo periodo; oggi lo conosciamo bene perché è la sede del Senato della Repubblica Italiana e il nome Palazzo “Madama” viene proprio dal soprannome che i romani diedero alla fanciulla. Anche se così giovane, Margherita si era ben ambientata nella ricca corte fiorentina e questo suo secondo marito, imposto sempre da convenzioni sociali e politiche, non era all’altezza delle sue aspettative. I Farnese ai suoi occhi non splendevano come i Medici e per tutta la vita disprezzò quel marito che vedeva rozzo e goffo. Da lui ebbe due gemelli, e questo rinsaldò ancora di più almeno al momento il legame tra i Farnese e l’imperatore.

 

Per maggiori approfondimenti rimando al bel libro di Francesca Giurleo “La Famiglia Farnese. Il Ducato di Castro tra storia e leggenda (1537-1649)”, edizioni Archeoares

Oggi vorrei salire sul colle  Palatino. Mi lascio trasportare dall’evocazione della leggenda. Lassù i resti del primo villaggio. Difficile per l’occhio distratto riconoscere i resti delle famose capanne. Istintivamente cerchiamo con gli occhi qualcosa di tangibile. Invece non c’è niente di simile ai resti di un edificio. Erano capanne. Sono rimasti solo buchi di palo e solchi. È divertente raccontare ai bambini come è fatta una capanna, e l’importanza di quella canaletta…come fosse una tenda da montare in un campeggio. E però quelle tracce di vita così antiche ci disorientano. E poi la leggenda. È così radicata alle volte la leggenda nella nostra memoria, nelle nostre sensazioni, che non riusciamo quasi a prescindere da essa. Qui la leggenda diventa storia e la storia leggenda. Districarsi è complicato e forse non voglio farlo. Il mio Romolo ha un volto, quello che ha immaginato il Cavalier d’Arpino nella sala degli Orazi e Curiazi nel Palazzo del Conservatori. Mi viene in mente quel giovanotto alle prese col solco e l’aratro.

E poi mi piace immaginare la vista dal Palatino. Cosa vedeva Romolo affacciandosi dalla sua capanna? Il fiume, l’isola. Niente altro.

Mi sono sentita soddisfatta quando ho pensato che si! Ma certo! L’isola. C’è anche al centro di Parigi o di Berlino. È una specie di ritornello. Ma non è scontato. Aver letto mille volte la storia di Roma, non vale la vista da qui. Da qui non si studia. Da qui si capisce la storia. Ci si sta dentro. Chiunque avesse costruito per primo un villaggio qui sarebbe stato “Romolo”, fondatore di qualcosa di grande.

Dire ai turisti assetati di storie che Romolo è un personaggio della leggenda è sempre imbarazzante. Mi guardano come pensando che allora i libri, la scuola, i professori…ma perché ce lo fanno studiare? A volta presi dallo sconforto alcuni ingenuamente chiedono “ma almeno i sette colli sono veri?”
Allora è meglio comunque parlare di “un fondatore” così la delusione è minore. Ma se per noi Romolo è ancora così importante e carico di significati, cosa doveva essere per i romani? Per Augusto, princeps, fondatore di una nuova Roma e di una nuova età dell’oro, Romolo era un personaggio, un’ idea dalla quale non si poteva prescindere. E allora li, vicino a quelle capanne, lui, il primo imperatore romano, fece costruire la propria casa. In un gioco di simboli e richiami alle origini e tradizioni che saranno la fortuna dell’età augustea.

Oggi dalle terrazze del Palatino il fiume non si vede più, nascosto dagli edifici e dai platani e dal Lungotevere. Ma si gode nel vero senso del termine di una splendida vista.

Bisogna salire attraverso il Ninfeo Farnesiano, passare nel labirinto di siepi del giardino all’italiana, accanto alla tomba a forma di ara di Giacomo Boni, il primo archeologo a scavare qui. E poi ha inizio lo spettacolo di Roma da ogni parte. Un’esperienza da non perdere. Dove perdersi. La sensazione di essere appesi alla storia, alla grandezza, forse semplicemente l’appagante sensazione di capire il concetto di caput mundi!

Federica Carpinelli

Ritratto di Bindo Altoviti di Raffaello

Volevo raccontarvi di questo dipinto che mi è capitato un po’ per caso di vedere alla National Gallery di Washington lo scorso Dicembre. Appena entrata nel museo sono andata a cercare la famosa Madonna d’Alba di Raffaello, che è in mostra alle Scuderie del Quirinale. Nella sezione dedicata alle opere italiane, il Museo è enorme e si affaccia su un lunghissimo rettilineo chiamato The National Mall, sono poi rimasta affascinata da questo ritratto che non conoscevo. Ho fatto un po’ di ricerche, in realtà non c’è molto, e ho messo insieme queste notizie più una mia descrizione dell’opera.
Ho scoperto che questo bellissimo ritratto, a mio avviso di eccezionale qualità pittorica, non riconosciuto da tutti gli studiosi come opera di Raffaello, viene citato nelle Vite del Vasari che dice questo “ a Bindo Altoviti fece il ritratto suo quand’era giovane”. Mi ha colpito il nome Bindo Altoviti e ho scoperto che era, all’epoca, un giovane banchiere esponente di una ricca e prestigiosa famiglia di banchieri fiorentini in esilio a Roma per la loro opposizione ai Medici. A quanto pare Bindo Altoviti fu una figura di spicco tra i mecenati del Rinascimento, era un uomo d’affari colto e raffinato e fu amico di numerosi artisti, tra cui Raffaello a cui commissiona la Madonna dell’Impannata, anche questa è stata portata in mostra alle Scuderie del Quirinale. Molto probabilmente i due si conoscono a Roma, quando Raffaello era all’apice della sua carriera, e il banchiere, facendo un rapido calcolo, doveva avere circa 21/25 anni.
Raffaello lo ritrae di spalle con la testa girata e lo sguardo puntato verso lo spettatore, indossa un’elegante mantello blu aperto sulle maniche, con una scollatura sulla schiena che lascia intravedere un bordo di una camicia candida e la pelle rosata. In testa ha un berretto nero, che non nasconde la fronte, alta e luminosa, da cui scende una lunga chioma bionda che all’altezza del collo si divide in due ciocche, dando un aspetto sensuale alla figura. Il volto emerge dall’ombra dello sfondo e mette in evidenza le labbra carnose del giovane e una parte della guancia su cui il pennello di Raffaello evidenzia un accenno di basette e di peluria all’angolo del labbro sinistro.
Ho poi scoperto che Bindo Altoviti muore a Roma nel 1557 e abitava in un palazzo, da lui fatto costruire, lungo il Tevere all’altezza di Ponte S. Angelo. Purtroppo la sua residenza andò completamente distrutta durante la costruzione degli argini del fiume. Di tutto l’immobile si salvò solo la loggia del pianterreno, decorata con stucchi e dipinti dal Vasari, ed è stata ricomposta a Palazzo Venezia. Mi ricordo infatti che con Federica, durante uno dei nostri sopralluoghi, avevamo visto questo particolare ambiente ricostruito in una sala del museo e avevamo letto il nome del committente Altoviti, dopo queste ricerche sono contenta di poterlo associare a questo bellissimo ritratto.