Categoria: A spasso con Federica

Non so come  possa essere accaduto che un’associazione culturale di Ancona abbia richiesto di visitare la Necropoli di Porto all’Isola Sacra, ma è accaduto.
E  così dopo non so più quanti anni sono passata di nuovo attraverso quel cancello che si apre sulla terra mista a sabbia di uno dei posti più particolari che io conosca.
Il custode è un signore con i capelli bianchi che mi viene incontro tra i suoi cani scattanti e  scodinzolanti. Vivono lì. In via di Monte Spinoncia dove  nemmeno il navigatore è stato capace di condurmi senza qualche incertezza. L’ingresso alla necropoli è gratuito e questa volta si fa un’eccezione perché è domenica mentre invece l’apertura è solo di sabato. Il primo e il terzo sabato del mese. Il mio gruppo è in grande ritardo, non riescono a trovare la strada. Non è facile. Allora ho un po’ di tempo. Il tempo di entrare da sola. Il basolato è comodo, ben conservato, a doppia carreggiata.
A destra e sinistra i soliti muri e muretti dei siti archeologici. Ma basta qualche passo in più e lo spettacolo è di quelli che a me ancora da’ gioia, meglio, emozione. Edifici intatti. Iscrizioni integre. Leggibili. Di quelle che in un attimo ti permettono di entrare nel passato,  di conoscere quasi sensibilmente chi si è curato di quelle costruzioni, le ha volute, costruite e infine abitate. Le tombe oggi sono numerate e quelle meglio conservate sono quelle allineate ad ovest, cioè a sinistra. Ce ne sono alcune col bancone per il banchetto funebre. Ci si sdraiava li per celebrare il defunto. In occasione delle ricorrenze dei Parentalia o dei Feralia. Erano i figli? I liberti? I genitori? Si accomodavano davanti agli ingressi delle camere funerarie e organizzavano piccole riunioni che donavano gocce di immortalità ai defunti. Quella immortalità che tanto veniva desiderata. Nel ricordo e nel cuore di chi era ancora in vita. Cosi si spiega la cura per le descrizioni relative a se stessi, al proprio lavoro, la propria famiglia. L’impegno profuso per la costruzione. Costruzione che, sembrano volerci dire, no, non è irrilevante! Misura ben 25 o 28 piedi (ogni piede sono quasi 30 cm) in fronte, cioè lungo la strada e altrettanto, o poco meno, in agro, cioè nel retro, verso la campagna.
Questa è una delle indicazioni che mi ha sempre colpita di più. Nel momento della vita in cui ci si rivolge al pensiero della propria morte e si prepara, incerti e timorosi riguardo al ciò che sara’, la propria eterna dimora, ci si è preoccupati di indicare i dati, per così dire catastali, dell’immobile. Tra una tomba e l’altra stradine e pianerottoli, come un ordinato villaggio. Era gente semplice, operosa, artigiani, commercianti, come ci insegnano le epigrafi e i pochi mosaici ancora visibili. Leggo i loro nomi, alcuni sono liberti, si capisce dall’origine greca, alcuni ci spiegano che mestiere facevano, certo con orgoglio, come il dottore o l’ostetrica…(tomba 100). E poi c’è la piccola Zosyme, vissuta 8 anni, 7 mesi e 16 giorni. Era stata allevata con amore da un genitore adottivo, il liberto Maternus che faceva il tabellarius, il corriere postale (tomba 96).
È incredibile come tutto prenda vita intorno a me. Proprio qui, dove ci si aspetta di trovare il contrario della vita, è più forte il pensiero per la vita, per chi ha vissuto. Mi viene in mente Foscolo, in fondo non lo avevo capito affatto quando lo leggevo distratta dal dovere dello studio. E le passeggiate della mia adolescenza, e non solo, nel cimitero del paese dei nonni, così piene di volti familiari, cosi stranamente piacevoli e piene di vita.
Federica Carpinelli

Ora vorrei invitare chi ha deciso di venire a visitare Roma a sfruttare il tempo che ha a disposizione per conoscere questa citta’ unica. Un’infinita’ di siti pubblicizzano ogni genere di visita ai Musei Vaticani e al Colosseo. Ma siete sicuri che e’ li che volete andare? O vi viene spontaneo pensare a questi luoghi solo perche’ non sentite parlare di altro? I celebri monumenti e musei che vediamo nelle strepitose trasmissioni in tv non sono gli stessi che affronteremmo da semplici visitatori. Le difficolta’ per entrare, le prenotazioni, le file sotto il sole…siamo sicuri che veniamo a Roma per questo? Non vorremmo invece gustarci la citta’ piu’ bella del mondo salendo sui colli, passeggiando negli antichi rioni, ammirando i panorami piu’ suggestivi? Abbiamo un immenso museo a cielo aperto e totalmente gratuito da scoprire ma quasi nessuno lo promuove, lo pubblicizza ce lo rende attraente con spot accattivanti.
Il Colle Capitolino per esempio e’ un vero gioiello! Perché non proviamo a dedicargli una mezza giornata della nostra vacanza? Le architetture di Michelangelo lo rendono di un’insuperabile eleganza e maesta’. Scalinate, statue, facciate e storie millenarie sono li’ ad aspettarci. Dal sito in cui sorgeva il tempio di Giove Ottimo Massimo spaziamo con lo sguardo sul Foro Romano, riconosciamo il Palatino, troviamo il percorso della via Sacra. Possiamo salire ancora piu’ su, sull’arx, la rocca, il luogo del tempio di Giunone ed entrare in una Basilica che e’ anche museo di se stessa: Santa Maria in Ara Coeli. Assaporiamo qui la Roma del medievo, con la luce dei suoi antichi marmi, le colonne elegantemente spaiate, le cappelle dove si respira ancora un antico raccoglimento e ricordi di fervida devozione.

Esiste un ascensore panoramico sull’Altare della Patria, che conduce fino alla terrazza delle “quadrighe”, a sfiorare il cielo, e ci offre una emozionante vista a 360 gradi e soprattutto la sensazione di abbracciare l’immensa bellezza di Roma. Possiamo inoltre entrare nei Musei Capitolini ed accorgerci che sono belli da togliere il fiato. Quello che abbiamo visto sui libri di storia, quello che abbiamo letto o addirittura studiato…e’li`. La Lupa Capitolina, il Marco Aurelio di bronzo dorato, il Galata morente. E se andiamo in Pinacoteca troviamo Caravaggio…e non solo. Attraverso un percorso sotterraneo alla piazza del Campidoglio ci ritroviamo tra palazzi romani di II secondo secolo, resti del tempio di Veiove (II sec. a.C.) e infine ci troviamo nel Tabularium, l’archivio di Stato romano, affacciato con arcate scolpite dal vento sul clivo capitolino.
Sicuramente mezza giornata non può bastare…c’è cosi tanto da cercare, così tanto da trovare. Il mio invito è a non fermarsi alla superficie, non cercare i luoghi affollati per poi affannarsi a cercare il modo di non fare interminabili file. Roma è infinitamente di più di quello che possiamo pensare.

Oggi vorrei salire sul colle  Palatino. Mi lascio trasportare dall’evocazione della leggenda. Lassù i resti del primo villaggio. Difficile per l’occhio distratto riconoscere i resti delle famose capanne. Istintivamente cerchiamo con gli occhi qualcosa di tangibile. Invece non c’è niente di simile ai resti di un edificio. Erano capanne. Sono rimasti solo buchi di palo e solchi. È divertente raccontare ai bambini come è fatta una capanna, e l’importanza di quella canaletta…come fosse una tenda da montare in un campeggio. E però quelle tracce di vita così antiche ci disorientano. E poi la leggenda. È così radicata alle volte la leggenda nella nostra memoria, nelle nostre sensazioni, che non riusciamo quasi a prescindere da essa. Qui la leggenda diventa storia e la storia leggenda. Districarsi è complicato e forse non voglio farlo. Il mio Romolo ha un volto, quello che ha immaginato il Cavalier d’Arpino nella sala degli Orazi e Curiazi nel Palazzo del Conservatori. Mi viene in mente quel giovanotto alle prese col solco e l’aratro.

E poi mi piace immaginare la vista dal Palatino. Cosa vedeva Romolo affacciandosi dalla sua capanna? Il fiume, l’isola. Niente altro.

Mi sono sentita soddisfatta quando ho pensato che si! Ma certo! L’isola. C’è anche al centro di Parigi o di Berlino. È una specie di ritornello. Ma non è scontato. Aver letto mille volte la storia di Roma, non vale la vista da qui. Da qui non si studia. Da qui si capisce la storia. Ci si sta dentro. Chiunque avesse costruito per primo un villaggio qui sarebbe stato “Romolo”, fondatore di qualcosa di grande.

Dire ai turisti assetati di storie che Romolo è un personaggio della leggenda è sempre imbarazzante. Mi guardano come pensando che allora i libri, la scuola, i professori…ma perché ce lo fanno studiare? A volta presi dallo sconforto alcuni ingenuamente chiedono “ma almeno i sette colli sono veri?”
Allora è meglio comunque parlare di “un fondatore” così la delusione è minore. Ma se per noi Romolo è ancora così importante e carico di significati, cosa doveva essere per i romani? Per Augusto, princeps, fondatore di una nuova Roma e di una nuova età dell’oro, Romolo era un personaggio, un’ idea dalla quale non si poteva prescindere. E allora li, vicino a quelle capanne, lui, il primo imperatore romano, fece costruire la propria casa. In un gioco di simboli e richiami alle origini e tradizioni che saranno la fortuna dell’età augustea.

Oggi dalle terrazze del Palatino il fiume non si vede più, nascosto dagli edifici e dai platani e dal Lungotevere. Ma si gode nel vero senso del termine di una splendida vista.

Bisogna salire attraverso il Ninfeo Farnesiano, passare nel labirinto di siepi del giardino all’italiana, accanto alla tomba a forma di ara di Giacomo Boni, il primo archeologo a scavare qui. E poi ha inizio lo spettacolo di Roma da ogni parte. Un’esperienza da non perdere. Dove perdersi. La sensazione di essere appesi alla storia, alla grandezza, forse semplicemente l’appagante sensazione di capire il concetto di caput mundi!

Federica Carpinelli

 

In fondo è solo una strada. Strati di materiale, come recita il nome stesso. Una strada che è li da sempre, per quel che mi riguarda, da molto guardando attraverso il filtro della storia. Le lastre raramente combaciano ormai  ma il lavoro era un tempo perfetto. So cosa vuol dire spaccare quei basoli neri cosi grandi, molto più grandi di quello che si immagina mentre si passeggia. Un colpo di mazzetta per uno, altrimenti fa male. Ti senti rintronare. Non mi meraviglio del grande lavoro fatto per metterli in opera. Mi emoziono al pensiero di quell’uomo ingegnoso che pensò in modo nuovo la strada. Non come una semplice linea che collega ma come una porta aperta sul mondo. Sulla conoscenza, la cultura, la ricchezza. Siamo abituati a meravigliarci dell’antichità. Se qualcosa di molto antico è arrivato fino a noi. Ma non sono i manufatti che mi stupiscono. Bensì le idee. Se prestassimo più attenzione a ciò che ci racconta la storia, se sapessimo da quali cause quali conseguenze scaturiscano sarebbe tutto molto più comprensibile. Invece quando scopriamo che certe idee già sono state pensate, certi meccanismi di vita, società, guerra, certe crisi politiche, economiche etc sono state già provocate, vissute, superate, ci meravigliamo. Mi viene spesso in mente Tucidide, lo storico greco della Guerra del Peloponneso. Diceva che la storia è “possesso per sempre” e usava un verbo che vuol dire acquistare. La storia è una cosa che si acquista e si possiede per sempre. È un tesoro. Eppure ce lo dimentichiamo. Lo sappiamo che le opere pubbliche, strade, ponti, acquedotti etc. sono indubbio segno di civiltà e che il trascurarle ci porta senza scampo in direzione sbagliata. Eppure sembra che nessuno dia importanza all’argomento. Il timore è che la civiltà per essere tale presupponga consapevolezza di se stessa. Perdere consapevolezza significa perdere lentamente la propria civiltà. Per questo voglio che le mie figlie studino la storia. Per questo la racconto tutti i giorni.
Federica Carpinelli

di Federica Carpinelli

Il Foro Romano è uno di quei luoghi che non amo semplicemente. È qualcosa di diverso. È qualcosa di più. Dopo quasi venticinque anni di assiduità ancora entrando provo una sensazione. Un sipario che si apre sull’essenza della mia passione. È stato lì, nella terra, tra la via Sacra e la via Nova, che ho scelto. È stato entrando lì, dall’arco di trionfo di Tito, alle 7 e 30 del mattino, giorno dopo giorno, per tanti giorni, con quella luce strana, silenziosa, appassionata, che ho deciso che quello era il mio posto. E poi ho iniziato a studiarlo, a comprenderlo, a penetrarne l’essenza. E poi ho cominciato a presentarlo a quei poveri primi studenti che hanno dovuto sopportate i dettagli del sepolcreto arcaico o del tempietto di Venere Cloacina. Ancora sorrido al pensiero dell’ingenuita’ delle mie prime visite guidate. Poi ho pensato di tagliare le mie spiegazioni in maniera diversa, tralasciando l’elencazione dei monumenti ma cercando di comunicare il significato del luogo, la sua storia, le trasformazioni e come il mondo a lungo abbia girato intorno a quella valle. Oggi a volte mi trovo a passarci con croceristi distratti che alzano lo sguardo solo se sentono l’altisonante nome di Giulio Cesare, con scolaresche rumorose che cercano un posto dove sedersi affaticate dal peso degli zaini, velocemente nell’afa di giugno o sotto la pioggia dell’autunno. Ieri un’insegnante ha fatto fermare i suoi studenti nel Comizio e mi ha chiesto di spiegare con cura la tribuna dei Rostri. Per me come un regalo. Io ho provato la gioia del mio lavoro. Non capita tutti i giorni. Ma capita. Io so che è una gran fortuna poter dire di amare il proprio lavoro. Per questo ci tengo. Perché amare con passione la propria routine è possibile.